pandemia

Alessandra e il buco della pandemia

“E ti mancava qualcosa?”
“Si”
“Cosa?”
“L’aria, ad esempio”
(G., 10 anni)

Alessandra è una ragazza di 20 anni, alta e robusta, l’aria allegra e vivace, molto bella. È una imprenditrice, ha una attività in proprio in cui crede molto, che ha ereditato dalla propria famiglia ed in cui investe le sue energie con grande creatività.

La pandemia, tra crisi economica e interiore

È una attività commerciale che fin da piccola le ha permesso di conoscere persone sempre diverse ed anche di creare amicizie.

Negli ultimi due anni però, a causa della pandemia, le cose sono cambiate e l’affluenza nel suo locale si è drasticamente ridotta. Ci sono stati i periodi di chiusura, a cui ha fatto seguito un severo calo della clientela che, scoraggiata dai contagi e dalla paura, ha diminuito la frequentazione del suo locale.

pandemia 20 anni

Con il calo del lavoro  inizia a prendere piede in Alessandra un senso di smarrimento e di ansia diffusa. La frustrazione per i mancati guadagni e la diminuzione di contatti sociali cominciano ad intaccare la sua serenità ad incupirne l’umore.

Comincia ad avvertire che c’è qualcosa che non va, una sensazione di inquietudine che sembra non trovare tregua.

La ricerca di aiuto per ritrovare una via d’uscita

Chiede aiuto perché si sente confusa, smarrita, “senza un futuro” e con un pezzo di passato che manca, un vero e proprio “buco”. Di due anni.

In questo buco nero è come se la sua identità si fosse sentita risucchiata, come se il volto gioioso della sua quotidianità lasciasse il passo ad una espressione preoccupata, torva e cupa.

Mentre parla con me sorride, ride, si definisce vivace, “casinara”… solo che, all’improvviso irrompe tra le sue parole, un pianto a dirotto, quasi incontrollabile. Lacrime copiose, che si asciugano mano a mano che le traduce in parole.

Pandemia, una ladra del tempo? Il peso specifico dei 20 anni

Parole di  lutto. Il lutto di qualcosa che non c’è più e che per due anni non c’è stato. Bisogna elaborare. Ma cosa? Cosa è mancato in questi due anni? E poi. Sì, certo qualcosa è mancato in questi mesi,  ma qualcosa ora torna: come sono io ora,  quando questo qualcosa torna? E cosa faccio ora? E come “accetto” che tutto è passato?

Sente con rabbia che è come se qualcuno le avesse rubato questi due anni, qualcuno o qualcosa le ha portato via un pezzo della sua vita, ed ha spazzato momenti che immagina densi, fatti di uscite, di risate, di abbracci, di incontri. Due anni di tempo, a 20 anni, hanno il loro peso specifico. Alessandra ha subito un furto, il furto di quello che per tutti è la cosa più importante: la spensieratezza. E poi è iniziata a mancare la fiducia nel futuro. Manca una immagine del futuro ma soprattutto manca la speranza nel futuro, la speranza di poter essere un giorno felice e di realizzare i propri sogni.

progetto post pandemia

Alessandra non chiede molto – dice- il suo sogno è di portare avanti la sua attività e quello di costruire una famiglia.

Sembra che in virtù di quel buco ci si sia giocati anche la fede in quello che sarà. Manca un pezzetto di passato e questo intacca il suo futuro. Perché?

L’annullamento della rete sociale

La pandemia, che in effetti ha rappresentato un vero e proprio evento traumatico collettivo, ha determinato in tutti uno stato di incertezza e di insicurezza legati sia alla paura dei contagi che alla preoccupazione per le conseguenze economiche. L’isolamento sociale inoltre ha tolto la possibilità di entrare in un contatto diretto gli uni con gli altri, togliendo a tutti la possibilità del conforto di uno sguardo o di una pacca sulla spalla. La rete sociale di riferimento è diventata una immagine su schermo piatto. Si è persa la tridimensionalità e la profondità dell’esperienza e della sensorialità.

20 anni, la pandemia accelera il percorso di crescita

Quella dei 20 anni è una età cruciale per via della spinta a svolgere dei compiti evolutivi cruciali. Secondo Eric H. Erikson (“Childhood and society”, 1950) si tratta della fase della vita caratterizzata dal conflitto tra Identità e Dispersione. In questo passaggio vitale si è alla ricerca della propria forma. Il timore in questo periodo è quello di non poterla definire, o di non definirla come si vorrebbe. Tipico di questo passaggio è il pensare al futuro ed il pensare a come costruirsi rispetto ad esso.

C’è da chiedersi, pertanto, se Alessandra avrebbe sofferto nello stesso modo o vissuto gli stessi dilemmi se la pandemia non ci fosse stata.

Sarebbe stata in crisi lo stesso? M. Waddell (2000) dice che “durante gli anni dell’adolescenza è probabile che le tendenze proiettive, sia positive che negative, siano dominanti rispetto a quelle introiettive. L’ansietà suscitata nel giovane dai tentativi di scoprire chi è e di definire in modo più chiaro il senso-di-Sé-nel-mondo spesso innesca meccanismi estremi di difesa quali la scissione e la proiezione”.

La pandemia potrebbe essere diventata il proscenio su cui si manifestano parti della persona in crescita che hanno bisogno di mostrarsi e di chiedere aiuto. È al contempo la pandemia un “acceleratore” di processi psichici, che hanno risvolti difficili per chi aveva già difficoltà nel passato, e risvolti positivi e creativi per chi aveva un buon equilibrio dall’infanzia.

La pandemia come responsabile degli eventi

In ogni modo è qualcosa che si frappone nel percorso di vita, evento traumatico, che come tale ha bisogno di essere elaborato, superato, digerito. E come evento da digerire porterà sostanze di scarto ma anche nutrimento prezioso, insegnamento. Così come sono sostanze nutritive le altre esperienze che si fanno nel corso dell’esistenza. In quanto evento collettivo esso porta con sé letture diverse, accentra la nostra attenzione, catalizza le nostre energie psichiche. E nello stesso tempo diventa il portavoce di altro, il capro espiatorio, la parte che si assume la responsabilità  di cose che accadono.

Non  sappiamo come sarebbe stato questo passaggio di vita, questi due anni, in assenza di pandemia. Chissà se le cose sarebbero state facili. E chissà se non ci potevano essere motivi di insoddisfazione anche in assenza di pandemia. Il lavoro su Alessandra deve permetterle di realizzare e di capire in effetti cosa è rimasto congelato dentro di lei, se comunque sarebbe rimasta ferma al di là della pandemia e se tutto quello che lei attribuisce a questo fermarsi ed a questo “buco” non era anche attribuibile anche a qualche parte di sé che sarebbe stata comunque in movimento rispetto ad equilibri precedenti.

Il lavoro con Alessandra ha dunque come finalità il capire insieme cosa ha avuto bisogno di proiettare, così da permettere di introiettare le sue parti e sciogliere i passaggi di un percorso di crescita che aveva subito un rallentamento, o un bisogno di guardare bene dove lei fosse.

Bibliografia:

  • Waddell M. (2000), Mondi interni Psicoanalisi e sviluppo della personalità, Paravia Bruno Mondadori Editori
  • Erikson E.H., (2008), Infanzia e società, Armando Editore

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